27 Oct, 2026 - 15:00

Tutti dal notaio, ma il pallottoliere piange: a Terni la sfiducia a Bandecchi resta un miraggio

Tutti dal notaio, ma il pallottoliere piange: a Terni la sfiducia a Bandecchi resta un miraggio

A Terni la crisi politica alimenta comunicati e iniziative, ma non cambia i numeri in Consiglio comunale.

Il centrodestra rilancia la raccolta delle dimissioni dal notaio, mentre il Movimento 5 Stelle cambia posizione rispetto alla conferenza stampa di ieri con il PD: Claudio Fiorelli apre alla firma e annuncia con Daniele Pica una mozione di sfiducia contro Stefano Bandecchi.

Due strade diverse, entrambe senza i consensi necessari per chiudere l’esperienza amministrativa. Il confronto diventa così una gara di posizionamento, nella quale ciascuno cerca visibilità e rivendica davanti al proprio elettorato l’opposizione al sindaco.

Intervengono anche Umbria Civica e Sinistra Italiana, che non hanno rappresentanti in aula e chiedono iniziative concrete senza poter incidere sui rapporti di forza.

Dalla maggioranza rispondono Maria Elena Gambini e Claudio Batini, che difendono Bandecchi e attaccano le opposizioni. Le dichiarazioni si moltiplicano, mentre il pallottoliere resta fermo e non ci sono i diciassette consiglieri necessari per mandarlo a casa.

Crisi politica a Terni: dal notaio senza numeri per sfiduciare Bandecchi

La situazione a Palazzo Spada si consuma tra tatticismi e appelli alla responsabilità, in uno stallo che blocca di fatto l'attività amministrativa. Il blocco di centrodestra spinge sull'acceleratore, sfidando apertamente gli schieramenti avversari a uscire dall'ambiguità.

“I partiti del centrodestra insistono e promuovono ora la raccolta delle dimissioni autenticate davanti a un notaio”, si legge in una nota congiunta.

L'affondo è rivolto alle forze progressiste: “Il campo largo, che fino ad oggi si è limitato ad organizzare manifestazioni e promuovere interrogazioni parlamentari, dichiari se vuole davvero chiudere questa esperienza amministrativa o continuare a usarla come argomento da comunicato”.

A rincarare la dose ci pensa Devid Maggiora, segretario della Lega, che bolla il progetto del primo cittadino come inesorabilmente naufragato. “L’esperienza amministrativa di Stefano Bandecchi è arrivata al capolinea”, sentenzia Maggiora senza appelli.

Il problema, secondo il Carroccio, è politico e strutturale: “Oggi il sindaco non ha più i numeri e non può pensare di governare Terni affidandosi a soccorsi esterni, soprattutto quelli che arrivano dal Partito Democratico e dalla sinistra”.

L'invito ai dem è perentorio: smettere di fare da “stampella” in aula e recarsi a firmare.

M5S apre alle firme, i civici e la sinistra incalzano

A sparigliare le carte, a sole ventiquattro ore dall'asse mostrato con il PD, è il Movimento 5 Stelle, che rivendica un'azione incisiva su un doppio binario.

“Adesso le chiacchiere stanno a zero”, dichiarano Daniele Pica e Claudio Fiorelli (che ieri aveva partecipato alla conferenza stampa con il capogruppo dem Spinelli), annunciando la raccolta firme per una mozione di sfiducia formale.

Ma la novità vera è l'apertura alla strategia degli avversari.

“Al centrodestra, che propone la raccolta delle dimissioni autenticate davanti a un notaio, rispondiamo con altrettanta chiarezza: siamo disponibili anche a questa strada pur di liberare la città da Bandecchi”, incalzano i vertici pentastellati.

Il dibattito tracima anche fuori dal perimetro consiliare. Umbria Civica richiama tutti alla concretezza.

“Non prendiamo in giro i ternani”, avverte il direttivo del movimento. “Chi vuole mandare a casa Bandecchi promuova un atto concreto, pubblico e verificabile, sul quale ciascun consigliere sia chiamato ad assumersi la propria responsabilità”.

Sinistra Italiana, dal canto suo, sposta i riflettori sugli interessi che si celerebbero dietro la resistenza a oltranza del sindaco. “Il Consiglio comunale ha sancito la paralisi amministrativa della giunta, piegata al tatticismo politico”, accusa la segreteria di SI.

Il focus della sinistra extra-consiliare è sulla maxi-operazione urbanistica che lega lo sport alla sanità.

“È legittimo chiedersi se la volontà di mantenere il controllo sul procedimento amministrativo di questo progetto (il riferimento è alla clinica convenzionata, ndr) sia una delle ragioni principali, se non la principale, per cui Bandecchi vuole evitare la fine della sua sindacatura”.

La difesa della maggioranza e l'ironia tranchant sui social

La trincea di Alternativa Popolare reagisce compatta, oscillando tra il sarcasmo e la levata di scudi istituzionale. Claudio Batini, presidente della Terza commissione consiliare, osserva divertito le manovre dell'opposizione.

“Chiunque provi a tendergli trappole scellerate per azzerarlo finisce solo per fargli un favore”, premette Batini difendendo la purezza del monocolore di AP.

Il ritratto della minoranza è impietoso: “Un'accozzaglia di opposizioni e chiacchieroni che per giorni ha sbandierato numeri e barricate, per poi rimanere paralizzata davanti al portone dello studio notarile. Il notaio ormai si sarà addormentato ad aspettarli”.

Maria Elena Gambini

Più dura e focalizzata sulla morale politica è l'analisi della consigliera Maria Elena Gambini. “La raccolta di firme dal notaio promossa da destra e sinistra mostra il volto peggiore della politica”, attacca l'esponente della maggioranza.

L'operazione notarile viene bollata senza sconti: “È infame e vigliacco tentare di far cadere un’amministrazione senza avere il coraggio di presentarsi ai cittadini con un progetto alternativo”.

Un semplice “scacco matto politico” studiato a tavolino, secondo Gambini, per assecondare la sete di potere altrui.

Ma a chiudere il cerchio, smontando definitivamente l'epica di questa infinita e - per ora - inconcludente crisi, è Francesco Maria Ferranti.

L'esponente di Forza Italia affida ai social un commento al vetriolo che fotografa perfettamente l'impasse cittadina, riducendola alle sue proporzioni più grottesche. “La sfida mi pare si possa riassumere in: perdenti contro trombati o mai eletti, a chi la spara più grossa…”, chiosa Ferranti.

Una sintesi cinica e tagliente per una città dove i comunicati abbondano, ma le firme necessarie per staccare la spina restano, per ora, confinate nel regno della fantasia.

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