Mark Antony Samson è stato condannato all'ergastolo per il femminicidio di Ilaria Sula. Questo quanto decretato nel pomeriggio di martedì 27 ottobre dalla Corte d'Assise di Roma, accogliendo la richiesta della Procura, dopo tre ore di consiglio nell'aula bunker del carcere di Rebibbia. Il 24enne, reo confesso del delitto, difeso dall'avvocato Paolo Foti, non era presente in aula.
Omicidio aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi e dalla relazione sentimentale, sono i reati a carico di Samson al quale è contestato anche l'occultamento di cadavere. "Questo non è stato un delitto di impeto - ha affermato in aula la PM Maria Perna -. Samson non si è mai pentito per quanto compiuto continuando a pensare che Ilaria Sula meritasse quella fine".
"Ho ancora presente quel cadavere nel dirupo e le condizioni in cui era. Samson non ha mai detto la verità e ha continuato a mentire per non ammettere la premeditazione del delitto" ha aggiunto.
Ilaria, originaria di Terni, aveva 22 anni e studiava Scienze Statistiche preso l'universtà La Sapienza di Roma. Di lei si erano perse le tracce dal 25 marzo 2025 quando era uscita di sera dall'appartamento che condivideva con altre studentesse. Nei giorni successivi si erano susseguiti ovunque gli appelli disperati della famiglia.
Dal cellulare della ragazza, dopo la scomparsa, erano arrivati anche diversi messaggi di rassicurazione sia al padre che ad un'amica in cui, è stato accertato, Samson si stava spacciando per lei.
Secondo la ricostruzione, la brutale aggressione è avvenuta nell'appartamento di famiglia di Samson, un seminterrato di via Homs, nel quartiere Africano della Capitale. Ilaria è stata uccisa con tre coltellate alla gola.
Il corpo di Ilaria è stato ritrovato la mattina del 2 aprile 2025, chiuso in una grande valigia gettata in un dirupo nelle campagne di Capranica Prenestina, a una quarantina di chilometri da Roma.
La madre di Samson, Nors Manlapaz, è stata condannata per concorso in occultamento di cadavere aggravato dal nesso teleologico, patteggiando due anni, per aver aiutato il figlio a ripulire la scena del crimine.
Presenti in aula fin dal mattino i genitori di Ilaria, Flamur e Gezime, assistiti dall'avvocato Giuseppe Sforza del Foro di Terni, che insieme agli studenti dell'università La Sapienza di Roma, indossavano magliette con il volto della ragazza.
"È stata fatta giustizia ma l'ergastolo vero ce lo abbiamo noi, io e mia moglie. Lui ancora respira, mia figlia non respira più. È un momento importante per la giustizia, io ho sempre avuto fiducia nella giustizia e non sono stato abbandonato". Queste le parole di Flamus Sula dopo la lettura della sentenza.
L'università 'La Sapienza' si è costituita parte civile nel processo. "Il dolore che avete provato non si può spiegare, vedersi portare via l'unica cosa per cui vale la pena vivere: una figlia - questo hanno scritto gli studenti dell'ateneo in una lettera ai genitori di Ilaria -. Ma tutto questo dolore non è vano, è una forza che deve essere trasformata in giustizia, che deve far ricordare il nome di Ilaria, che risuona nei vostri e nostri cuori ogni giorno".
"Quando si ha un figlio l'unica cosa che conta è tenerlo al sicuro, stringerlo tra le braccia, odorandone il profumo, sfiorando quelle piccole dita, promettendogli che tutto andrà bene. Ilaria era tante cose, grazie a voi tutti sanno che era una ragazza splendida, gentile, solare, una brava figlia e una studentessa diligente. Questo è quello che conta, non l'immagine distorta che la società pensa di conoscere, ma la vostra bambina".